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4 gen 2018

Sacchetti biodegradabili o verdure prezzate una a una?

By On 04 gennaio
Il balzello dei sacchetti di plastica ci ha fatti arrabbiare, ammettiamolo! Agli aumenti di inizio anno delle bollette siamo abituati, come siamo abituati a tutta quella serie di aumenti a catena che derivano dall'adeguamento delle tariffe autostradali, e siamo abituati ad affogare nelle tasse ... Accettiamo tutto con rassegnazione, ma il balzello sul sacchetto questo proprio no!

Non ne facciamo una questione di soldi, ma di principio.

Perché questa volta è diverso, questa volta non ci sentiamo impotenti davanti a questo Stato corrotto che erode i nostri risparmi, questa volta sentiamo in cuor nostro di poter fare qualcosa. Qualcosa di piccolo come prezzare le arance una ad una, ma pur sempre qualcosa. Insomma, questa volta ognuno di noi può protestare rallentando le code alla cassa e mandando un segnale senza bisogno di scendere in piazza.

E allora ecco che mentre i giornali si affannano per rassicurarci sul fatto che questa legge non è affatto una regalia a Catia Bastioli - AD di Novamont, unica azienda produttrice del sacchetto obbligatorio - noi facciamo la coda pazienti per prezzare singolarmente ogni frutto e vegetale del nostro carrello e guardiamo con disapprovazione chi usa il sacchetto.

A nulla vale che il poverello di turno si giri e con sguardo di scusa ci dica: "Mi scusi, ma sa io poi questi sacchetti li uso per riciclare l'umido", noi abbiamo la risposta pronta: "Non può riciclarli nell'organico con l'etichetta sopra!"

Ma girando per i supermercati c'è anche chi dimostra di aver letto la famosa Direttiva Europea alla quale il nostro governo dice di essersi adeguato, e di aver capito che la riduzione dell'uso dei sacchetti di plastica può essere promossa con scelte altrettanto ecologiche anziché con balzelli dal sapore medievale.
Immagine di Lucia Borgonzoni - Link all'originale 

A nessuno piace sentirsi trattati da stupido da una legge lo obbliga a fare ciò che farebbe volentieri  per  senso di responsabilità civica se solo glielo chiedessero. Ma che siamo sostenitori del #boicottmarketbag o paladini difensori della Legge, con tutta questa polemica ci stiamo allontanando dal problema principale e - così come è già successo per i vaccini - anziché cercare soluzioni ci riversiamo nei social media dove ci schieriamo in fazioni e passiamo il tempo ad offenderci a vicenda.
Per cui smettiamola di fare il loro gioco, smettiamola con le offese, ma attiviamoci e chiediamo ai nostri supermercati di offrirci soluzioni alternative, oppure torniamo dal nostro caro vecchio fruttivendolo che ancora ci permette di usare la nostra borsa di tela.



15 nov 2017

Punti di vista

By On 15 novembre
Lo ammetto oggi è una di quelle giornate in cui non mi riesce di tenere la bocca chiusa. Vorrei impormi di farlo, ma la petulante che è in me emerge mio malgrado.

Di solito non mi fermo agli stand promozionali all'interno dei supermercati, ma quella ragazza mi ha provocata con il suo slogan .
"Signora!" -  Ha quasi urlato con la sua voce squillante - "Vuole provare il nostro nuovo shampoo naturale? È completamente privo di chimica!"
Lo so avrei dovuto sorridere consenziente come al solito e passare oltre e invece no! Ho guardato quella povera vittima sacrificale, le ho sorriso pregustando la discussione,  e ho detto: "Se è naturale, allora è chimica!"
"No, no!" - risponde subito lei- "Le assicuro che è completamente privo di chimica!"

Senza addentrarmi in una dettagliata descrizione della composizione in elementi di un corpo umano le faccio notare che noi stessi "siamo chimica" e che il prodotto che lei sponsorizza è probabilmente un prodotto con tensioattivi vegetali, ma sicuramente non privo di chimica.
Lei non si sposta dalla sua posizione e mi fa vedere l'etichetta del flacone nel tentativo di convincermi.
Non demordo, ma lei rinuncia quasi subito a controbattere, mi lancia uno sguardo scocciato e si gira per richiamare l'attenzione di un altra cliente.
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Circa mezz'ora dopo mi fermo a prendere il caffè al bar del centro commerciale,  intravedo la ragazza dello shampoo "senza chimica" seduta ad un tavolino vicino al bancone con un'altra promoter.
Mentre aspetto di essere servita la sento dire: "Mi è capitata una vecchia scema che mi ha tirato un pacco sulla chimica. Ho provato a spiegarle il prodotto, ma non capiva niente!"

Sorrido.  È una questione di punti di vista ;)


15 nov 2016

Un gatto non ama, si fa amare

By On 15 novembre
"Io e il mio compagno abbiamo preso un cane" - dice la ragazza seduta davanti a me alla sua amica - "Sai, è per fare pratica prima di avere un bambino..."
"Noooo, anche noi", risponde l'amica.

Avevo deciso di leggere e ignorare il loro cicaleccio per la durata di quel viaggio in treno, ma quella frase ha risvegliato la mia curiosità e, non lo nego, mi ha anche divertita.
Le ascolto con attenzione mentre si scambiano notizie sui loro surrogati di pargolo e consigli sui negozi più forniti di mantelline e cappellini anti pioggia per cani.
Sembrano due neo-mamme felici e d'un tratto non riesco più a fare a meno di impicciarmi degli affari loro e esordisco dicendo: "Se volete sapere come sarà la vita con un figlio dovreste fare pratica con un gatto, non con un cane".

Mi guardano attonite, forse anche un po' scocciate per l'intromissione, ma troppo educate per dirmi di pensare ai fatti miei. Anzi, mi invitano a continuare e mi chiedono il perché ...

"Perché un gatto?" - rispondo - "Perché un gatto ti sveglia la mattina alle 5 perché ha fame e non ti lascia in pace fino a che non ti alzi;
un gatto è delicato sul cibo e non c'è verso di fargli mangiare qualcosa di diverso da quello che ha deciso di mangiare;
un gatto pretende le coccole proprio nei momenti in cui tu hai altro da fare;
un gatto vuole sempre la tua attenzione;
un gatto salta e corre per tutta la casa sempre nei momenti in cui hai bisogno di pace;
un gatto non socializza con i gatti dei tuoi amici;
 un gatto non si lascia fare il bagnetto nemmeno se è completamente infangato;
un gatto fa sempre ciò che vuole e si ribella se cerchi di imporgli qualcosa;
un gatto non scappa quando combina un guaio, ma ti guarda con aria innocente;
un gatto esce tutta la notte e torna al mattino e se non lo vedi ti preoccupi perché pensi gli sia successo qualcosa;
un gatto non ama, ma sa farsi amare incondizionatamente ... proprio come un figlio!

7 ott 2016

Riproduciamoci. Servono laureati sottopagati

By On 07 ottobre
Lo ammetto, quando ho visto la campagna per il "fertility day" ho taciuto.
Certo ho ridacchiato parecchio. Chi non lo ha fatto? La profilica e benestante famigliola che sorride esponendo denti frutto della paziente opera di un ortodonzista, comparata al nero e al rasta che lo sbiancamento dei denti lo fanno al massimo con lo spinello ...

Il messaggio era chiaro: "Se vivi in modo promiscuo fai figli come un coniglio ;)"

Lo so non c'è tanto da scherzare su quella campagna, ma non c'è da scherzare nemmeno in quella che il nostro governo ha avviato per promuovere gli investimenti stranieri in Italia.
Insomma, dichiarare  pubblicamente che abbiamo i laureati più sottopagati d'Europa ... bisogna essere dei geni per farlo, ammettiamolo.

Immagina tratta dall'opuscolo Invest in Italy (clicca per ingrandire)

Appena l'ho vista ho pensato:"Ci deve essere un errore... La traduzione in inglese li avrà confusi".
Ma poi ho guardato oltre la scritta, ho guardato l'immagine e ho iniziato a sghignazzare senza più ritegno.
Eh già, perchè io nella foto non vedo due giovani laureati sottopagati, ma vedo una bella ragazza truccata da un'estetista e un vitellone che la guarda con l'occhio spermatozoico.

Leggo nuovamente il titolo che campeggia su fondo bianco e mi chiedo qual'è il capitale umano e quale il talento?

4 feb 2016

Cara Privacy, da quando ho Facebook mi manchi tanto ...

By On 04 febbraio
Vi ricordate com'era Facebook tanti tanti anni fa, quando in Italia lo conoscevano al massimo 50 persone?

Allora si scriveva poco di personale, perché i pionieri del social (io per prima) venivano da anni di forum in anonimato, dove ci si conosceva solo per nickname e si credeva fermamente che niente di privato dovesse trapelare in rete a causa di quel principio fondante dell'informatica che stabilisce che nulla possa mai essere veramente cancellato.

Insomma, pretendevamo privacy e soprattutto rispettavamo la privacy degli altri. Non mettevamo mai il nostro vero nome, anche se ci si conosceva tra di noi, e non inserivamo mai il giorno del compleanno perché pensavamo che gli amici veri non hanno bisogno che Facebook dica loro di farti gli auguri, ma ti telefonano e te li fanno a voce. A quei tempi noi saremmo decisamente inorriditi all'idea che Facebook pubblicasse le nostre foto per il #friendsday...

Negli anni le cose sono cambiate. La società tecnocratica e un po' nerd (ancora una volta io per prima) ha abbandonato Facebook ed è stata sostituita da un mosaico di umanità più aperta e socievole che a volte, in buona fede e un po' distrattamente, sbatte i fatti degli altri nelle altrui bacheche.

E allora ti capita di vedere lo scontrino del Viagra che la commessa di una farmacia ha fotografato per fare vedere quanto ha speso un cliente per un briciolo di ritrovata gioventù o la foto dell'amato cane ritratto mentre è  impegnato nel rito della sua igiene intima giornaliera con, sullo sfondo, il pezzo di mutanda dell'ignaro padrone di casa che ha avuto la sfortuna di passare nel momento in cui veniva scattata (e caricata) la foto.

Ma dalle bacheche altrui cadono anche conversazioni. Qualcuna mi strappa un sorriso, come quella in cui i ragazzi si interrogano su come si facesse a trovare un percorso prima dell'invenzione di Google Maps, o quella in cui tutti deridono l'amico secchione che per una volta ha "cannato" sostenendo che il naufragio del Titanic è realmente avvenuto mentre tutti (gli altri) sanno che è un film ;).

Qualche altra mi fa scoprire che l'amica dell'amica di una mia amica è in menopausa e che lo è anche l'altra amica dell'amica di un'amica della prima amica. E io, che non conosco nessuna di loro, vengo a scoprire in modo dettagliato consistenza e conformazione dei rotolini di adipe apparsi nel loro ventre a causa del cambiamento ormonale. E, lo ammetto, mi lascio trascinare in questa follia e leggo tutti i commenti, scoprendo l'esistenza di biancheria intima tecnologicamente avanzata che una volta infilata appiattisce il ventre, alza i glutei, snellisce le cosce e fa sì che il seno sfidi la legge di gravità ...
Ahimè! Anni di lotte femminili per liberarsi dai corsetti che comprimevano il busto gettate al vento davanti al sogno del leggins modellante.

Ma ci sono anche conversazioni che mi mettono tristezza ... Mi chiedo se è proprio necessario scrivere sotto il post che annuncia la dipartita del caro estinto: "R.I.P. Non ti conoscevo, ma mi dispiace tanto", oppure: "Che lutto terribile (faccina triste) abbraccio la famiglia" e subito sotto: "ma chi era?". Il tutto seguito da una serie di immagini di angeli e cherubini che in vita non ci hanno mai assistito, ma che a quanto pare nell'aldilà ci faranno compagnia (sempre che non siano dotati di smartphone anche loro).

R.I.P cara privacy, in questo #friendsday sei l'unica amica che voglio celebrare.