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05 nov 2014

Vita da cani. Schiavi della moda.


Amo i gatti, e fino a due anni fa c'è sempre stato un gatto acciambellato vicino a me,  ma in passato ho avuto anche tre cani, quattro cavalli e, lo ammetto, anche una capra: Tommy.

Non che desiderassi una capra, ma a otto anni ero un'idealista e sentivo il dovere morale di strapparla al suo destino. Ci era stata regalata per farne un arrosto di capretto, ma dopo le mie solenni promesse di prendermene cura e il fatto che continuavo a farle scudo con il mio corpo, i miei genitori decisero di farle salva la vita.  Fu così che Tommy diventò la mia capra da compagnia e poté morire onorevolmente di vecchiaia molti anni dopo.

Mi sono abbandonata a questa lunga prefazione solo per dire che sono avvezza agli animali, e che c'è sempre stato un amico a quattro zampe nella mia vita. A quattro zampe, appunto!
Per quanto mi sia affezionata ad ognuno di loro, non ho mai considerato un animale al pari di un umano, ma gli ho sempre dato il rispetto che meritava riconoscendogli il diritto di avere biologicamente  esigenze diverse dalle mie.

Così, fatta eccezione per un'unica volta, quando a sei anni ho infilato un tutù a Malachia un gatto siamese dal carattere irascibile che mi ha ricompensata graffiandomi le mani, non ho mai reso ridicoli gli animali con ridicoli abitini.

Certo coprire un animale per proteggerlo dal freddo è importante, ma vestirlo con magliettona e leggins (mi perdoni chi lo fa) è da schizzati.

Eh già, non sto scherzando! Vedo sempre più cani vestiti come le padrone, goffi nei movimenti perché impediti dagli indumenti, o sofferenti per il caldo perché anche in piena estate sono costretti a sfoggiare il look del momento.

E quando esprimo il mio disappunto le padrone reagiscono malamente liquidandomi con sdegno e classificandomi nel gruppo degli insensibili che non ama gli animali.

E purtroppo è vero! Non amo gli animali, ma quelli a due zampe, non a quattro!

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